InGiustizia: il prefisso privativo esplicita la gravità delle patologie della “questione giustizia” in Italia. Patologie che aggrediscono più fronti: dalla vita insostenibile dei carcerati ai guasti irrimediabili sulle istituzioni. Lo stesso ordine della magistratura, sottoposto a devastanti lotte di e per il potere, ha assunto fisionomie irrintracciabili altrove nel mondo. Il sistema giustizia è arrivato a livelli di assoluta controproduttività con drammatici riflessi sul sistema Paese nel suo complesso, che pregiudicano investimenti e condizioni del vivere civile.
In questo primo piano pubblichiamo i testi di : Giuseppe Rippa, Biagio de Giovanni, Luigi O.Rintallo, Giuseppe Caldarola, Emanuele Macaluso, Danilo Di Matteo, Vincenzo Siniscalchi, Fabio Viglione, Paolo Mancuso, Salvatore Bonadonna, Mauro Mellini, Giuseppe Di Leo, Samuele Animali, Giuseppe Rossodivita, Rosaria Capacchione, Marco Pannella
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 Si può avere una seria diffidenza nei confronti delle sovvenzioni statali e avere ad un tempo una ferma convinzione che uno Stato democratico assicuri, all'interno di regole certe, aiuti all'editoria, anche alla carta stampata – in primo luogo locale – che costituisce la struttura portante del libero dibattito e della libera circolazione delle idee anche se di diversa impostazione culturale. Questa elementare regola ha avuto in Italia la naturale formulazione di finanziare (che nel gergo partitocratico significa spartizione), tolto eccezioni, tutti coloro che con la libertà di informazione poco avevano a che fare e che come corrente, sottocorrente, clan e gruppuscolo di partito, facevano finta di fare giornali per poter finanziare sé stessi e il loro gruppo...
“zUmma” sulla malattia mentale
La malattia mentale, i pazienti, i familiari, la mancanza di autentiche prospettive riformatrici, lo scandalo disumano dei lager giudiziari... tutto ancora è nell'agenda inevasa di un Paese che non ha luoghi di riforma... La legge 180 del 1978 – più nota come Legge Basaglia – che doveva coinvolgere anche le famiglie del paziente, le condizioni sociali, le condizioni ambientali, non ha dato i risultati sperati o almeno non ha visto realizzarsi le applicazioni e le prospettive su cui era nata… Di questo si discute negli interventi sul tema di copertina del numero di dicembre del Mese di Quaderni Radicali, che fra glia altri ospita le opinioni del prof. Massimo Fagioli sulla negazione della malattia mentale e del dott. Tommaso Losavio, allievo di Basaglia e protagonista del percorso rivoluzionario sfociato nella chiusura dei manicomi.
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35 anni fa Quaderni Radicali nacque con l’intento di fornire contenuti, documentazione e analisi che fossero in linea con un modello culturale – quello dei diritti umani - assolutamente marginalizzato nel contesto della storia italiana. Con lo stesso spirito nel 2001, in una fase pionieristica della comunicazione sul web, nacque Agenzia Radicale, supplemento telematico quotidiano di QR. Oggi, con Il MESE, prende forma, attorno al gruppo di persone che lavora al network Radical Approach Nonviolence in Media, un’altra esperienza editoriale.
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 La pubblicistica fissa una data per la nascita di quella che conosciamo come la ‘primavera araba’. “ … 17 dicembre 2010. E un luogo: Sidi Bouzid, nel centro della Tunisia. E un nome: Mohamed Bouazizi, l’eroe. Una storia del primo decennio del XXI secolo che figurerebbe benissimo in un nuovo ciclo delle Mille e una notte: l’umile mercante di verdure che ha sconfitto il tiranno che viveva tra gli ori del suo palazzo, circonfuso delle prosternazioni dei visir e gli omaggi dei re stranieri…” Da allora molto è accaduto: Tunisia, Egitto, Libia....un vero tsunami ha colpito regimi solo all'apparenza granitici. Si tratta di una verità o la primavera araba è una ennesima illusione in un contesto, quello arabo nordafricano, che di rivoluzioni senza sbocchi democratici ne ha conosciute tante? Ma poi come si insedia il concetto della democrazia in queste realtà? In fondo, con tutte le differenze dei singoli casi, tutti i dittatori scalzati dalle rivolte o ancora in bilico sembravano essere prodotti di speranze di cambiamento. Questo ed altro ci si chiede nel Primo Piano del fascicolo 107 di Quaderni Radicali che fra gli altri contieni testi di Giuseppe Rippa, Anna Mahjar Barducci, Emma Bonino, Silvio Pergameno, Khalil Al-Marzooq.
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Oggi milioni di persone vivono in Paesi dove le unioni omosessuali sono ammesse dal legislatore
"Basta guardare una mappa del planisfero al riguardo. A partire dal continente americano gli Stati che prevedono il matrimonio fra persone dello stesso sesso coprono vaste aree: dall'Argentina al Canada, passando per il Messico, più i sei Stati degli USA del nord-est fra i quali figura da qualche mese anche quello più popoloso di New York. In Europa, oltre ai soliti rivoluzionari scandinavi e olandesi, vi sono la Spagna e il Portogallo, mentre altri Paesi, Gran Bretagna e Germania in testa, a vario titolo riconoscono forme di tutela delle unioni omosessuali. Non stupisce invece che manchi all'appello un paese come l'Italia, ammorbato su molti temi del vivere civile dall'ombra ingombrante dello Stato Vaticano, che detta legge approfittando di una classe politica piccola piccola...." Dopo la pubblicazione del numero zero che ha dedicato il tema di copertina alla situazione incivile delle carceri italiane, il nuovo supplemento della storica rivista di area radicale "zUmma" sui matrimoni omosessuali con "Andiamo a Nozze". Su www.quaderniradicalionline.it è possibile scaricare il mensile che fra l'altro contiene: agenda radicale, sulla campagna per il divorzio breve; ieri dicevamo, sul finanziamento pubblico ai partiti e la storia che si ripete; visioni, con interviste a Silvano Agosti e Giorgio Albertazzi e un approfondimento su le "pre-visioni" di Marshall McLuhan nel centenario della sua nascita IL MESE di Quaderni Radicali - n.1 novembre 2011. Per saperne di più consulta l'anteprima scaricabile gratuitamente su:
La centralità della questione liberale nella sinistra italiana è oramai ineludibile. Se non se ne farà carico, come scrive Giuseppe Rippa nell’editoriale, rischia di determinarsi “un drammatico scivolamento verso un declino che può avere risvolti autoritari”. Il PRIMO PIANO del numero 106 di Quaderni Radicali ritorna su questo che è un tema ricorrente nella riflessione promossa dalla nostra rivista, proprio perché mai come ora si è a un punto decisivo della parabola politica: con la fine del bipolarismo internazionale e gli effetti della crisi connessa alla globalizzazione, l’Italia per darsi una nuova prospettiva deve finalmente accettare la sfida delle libertà finora elusa senza mai risolvere le sue contraddizioni.Se la sinistra non vuole condannarsi a un ruolo gregario delle baronie oligarchiche incapaci di guardare all’interesse del Paese, deve raccoglierla con coraggio e promuovere con forza quelle riforme liberali che necessariamente non potranno mai essere condivise.
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