Quaderni Radicali

 
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Partitocrazia senza partiti

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 Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali

 

Può sembrare un ossimoro, una sorta di figura retorica che accosta concetti contrari, ma parlare di "partitocrazia senza partiti" è tutt’altro che un’artificiosa ricerca dell’effetto. Il termine "partitocrazia" è introdotto da Giuseppe Maranini, per la prima volta, circa 60 anni fa nel dibattito politico, e allora nessuno ci fece caso perché le vicende costituzionali, attraverso il governo stabile e prestigioso di De Gasperi, parevano svolgersi nel più regolare dei modi.

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Di carcere si muore

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Di carcere si muore. A dirlo sono i numeri: 568 sono stati i suicidi accertati dal 2000 al 2009 – di cui 61 solo lo scorso anno – e, non ancora giunti alla metà del 2010, sono già 27 i detenuti che si sono uccisi nelle carceri italiane. Una situazione drammatica, questa, che diventa emergenza nazionale ogni volta che qualcuno tra le sbarre decide di togliersi la vita, ma alla quale non si riesce (o non si vuole?) trovare una vera soluzione politica.
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Bettino Craxi: Guai ai vinti

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Massimo Pini conversa con Giuseppe Rippa
La biografia scritta da Massimo Pini, Craxi. Una vita, un’era politica (Mondadori), ha facilmente attirato il mio interesse, anche perché – se escludiamo gli esordi del leader socialista – gran parte dell’attività politica craxiana mi hanno visto partecipe diretto, in quanto da segretario radicale abbiamo realizzato momenti di lotta politica comuni. Dalle battaglie referendarie ad altre occasioni significative, ho avuto modo più volte di instaurare con Craxi rapporti politici, sebbene non siano mancati anche momenti di contrasto.
A Massimo Pini, che si pone quasi come un “biografo necessario” di Craxi, chiedo di cominciare la nostra conversazione provando a mettere a fuoco il lato umano del protagonista del suo volume.

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Il dossettismo ignora la libertà, primo “dogma” del cristiano

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L’insano connubio cattolici-politica

Intervista a TURI VASILE

Ripubblichiamo l’intervista che Turi Vasile rilasciò a «Quaderni Radicali» per il n. 52/53. Sono trascorsi dodici anni, ma il rapporto fra la rivista di Geppi Rippa e lo scrittore siciliano risale ancora più indietro nel tempo. Pur nella diversità di vedute su tanti argomenti, si è trattato di una comunione e di un’amicizia sincera e leale. L’incontro felice tra persone dai valori condivisi, che ha consentito di sviluppare al tempo stesso un proficuo lavoro e realizzare sorprendenti scoperte.
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Il Potere della Nonviolenza

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La politica per cambiare

“La nonviolenza è vecchia come le montagne”. Questo diceva Gandhi del principio e del metodo che fu la teoria della sua esistenza. Ma la domanda che si pone oggi è: al di là delle mere espressioni o delle icone pubblicitarie, la nonviolenza è, realisticamente, una credibile prassi di azione nei rapporti tra individui e soprattutto tra Stati, tra questi e gruppi violenti e fondamentalisti, tra chi ha intenzioni e volontà di uccidere e chi non ha alcun desiderio, intenzione o volontà di ammazzare, ferire, distruggere? La nonviolenza è realisticamente credibile nella prospettiva storico-politica del nostro tempo? Il quesito è drammaticamente ineludibile.

 

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Dallo Stato partitocratico alla società libera

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Cinque punti per un progetto "rivoluzionario"
Introdotto dall’editoriale di Giuseppe Rippa sul finto bipolarismo che caratterizza il cosiddetto monopartitismo perfetto di Regime  “che con sembianze diverse oggi è più che mai presente nel nostro Paese”, il Primo piano del fascicolo 103 di Quaderni Radicali uscito in questi giorni prende spunto dal documento La peste italiana, “nel quale si descrive il processo di degenerazione al quale è stata sottoposta la nostra democrazia”, per provare a tracciare - come spiega nella premessa Luigi O. Rintallo - la pars costruens di un progetto riformatore, che scaturisce dal ricomporsi di vari passi di questa analisi sino a delineare una proposta alternativa al sistema che fin qui ha dominato in Italia.
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Il finto bipolarismo del “partito unico” italiano

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La destra e la sinistra in Italia non sono liberali

Questi anni che stiamo vivendo testimoniano di una evidente dicotomia tra una contraddittoria evoluzione della società italiana – apparentemente indirizzata verso un processo di avvicinamento a modi e modelli propri delle società occidentali di più antica tradizione democratica – e un sistema politico, che nonostante la sua rappresentazione bipolare e per alcuni versi addirittura bipartitica, mantiene intatta la sua caratteristica di un monopartitismo che per alcuni versanti ha oggi assunto quasi definitivamente i caratteri di regime politico senza nessuna articolazione democratica.
Non si tratta di una novità. Quello che si sta verificando può essere ritenuta una ovvia, per quanto drammatica, evoluzione di un sistema politico-istituzionale e dei partiti che vi hanno operato e che vi operano che procede nel più classico e pericolosissimo continuismo, a dispetto di un fasullo gioco di alternanza e contrapposizione tra maggioranza e opposizione.
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