Quello che segue fa parte degli atti di un Forum dal titolo Eutanasia: vita e morte dignitosa che Quaderni Radicali, in collaborazione con l'associazione "Amici di Quaderni Radicali", ha realizzato il 13 dicembre 2000.
Grazie per l’invito che mi è stato fatto, ho accettato ben volentieri perché come presidente di un’associazione nata recentemente, precostituitasi come centro di studi e documentazione sull’eutanasia a Torino, siamo quasi come delle mosche bianche. Vorrei presentarmi, penso che sia doveroso, anche se moltissimi ormai ci conoscono da tanto tempo, soprattutto grazie agli interventi che ho fatto in radio.
Noi ci chiamiamo Exit Italia, siamo nati a Torino nel 1996, ci siamo costituiti come centro di studi e documentazione sull’eutanasia perché non conoscevamo la portata e l’affermazione di questa nostra iniziativa sul territorio nazionale. Dopo brevissimo tempo che la gente ci aveva conosciuti, nonostante le grossissime difficoltà e la censura, classica del nostro Paese (di una cosa che non si vuol far conoscere, non se ne parla affatto), ha reagito bene perché ha dato consensi favorevolissimi alla nostra iniziativa.
Come primo obiettivo ci eravamo posti quello di alimentare un dibattito, sereno e pacato, con tutte le forze politiche, religiose, le istituzioni italiane sulla tematica dell’eutanasia. Sicuramente ci siamo riusciti, non soltanto grazie a noi certamente, ma anche grazie alle dichiarazioni che fece un anno fa il nostro socio onorario, Indro Montanelli, di cui condivido pienamente la teoria che è quella semplicissima di dire: decido io il come e il quando devo morire.
Abbiamo fatto un sondaggio tra di noi per vedere che cosa potevamo ricavarne nel proporre al Paese questo dibattito. Siamo qui anche perché un impulso grandissimo proviene ora dall’Olanda, e dalla nostra associazione consorella olandese, che ha lottato in questi anni per ottenere ed arrivare al risultato che tutti noi sappiamo.
Come centro di studi e documentazione sull’eutanasia ci siamo dati un grosso obiettivo, quello di estendere questa iniziativa sul territorio nazionale. Per questo, abbiamo creato i cosiddetti coordinamenti di zona, anche qui a Roma, dove opera un coordinamento molto bello perché ha degli elementi importantissimi tra cui la d.ssa Bianca Biacchelli, coordinatrice per il Lazio, e altre persone che la coadiuvano soprattutto al Comitato etico-scientifco. Il Comitato etico-scientifco è stato formato recentemente dandogli un senso pratico e nominando il suo direttivo, che vuole essere la spina dorsale di questa associazione creata una anno fa per volontà di tutti i soci ed aderenti della Exit Italia nel congresso di Torino del 1998. Abbiamo voluto istituzionalizzarci e abbiamo fatto anche bene, perché se non altro abbiamo forse più carisma, più forza. Attraverso i nostri soci, noi rappresentiamo la gente per me è un orgoglio far conoscere dati come questi: nella nostra associazione, il 79-80% sono donne e l’età media può essere di 79 anni, abbiamo dovuto escludere il dott. Montanelli, perché avendone 92, alzava troppo la media.
Nel Centronord, fino a tutto il Lazio, Abruzzo e Molise, abbiamo circa il 95% dei soci; mentre al sud, grazie alla «Gazzetta del Mezzogiorno», al «Mattino» di Napoli e ad altre testate minori, che non hanno assolutamente voluto farci conoscere al Paese e soprattutto al meridione d’Italia, abbiamo pochissimi iscritti. Ne stanno tuttavia arrivando grazie al tam-tam, che fa il nostro coordinamento di Napoli, il nostro coordinamento di Palermo, e soprattutto quello di Reggio Calabria. La Puglia si sta svegliando, ma non certo grazie al supporto informativo dei mass media locali.
La Exit Italia ha sede legale a Torino; abbiamo raggiunto ultimamente un notevolissimo ed importante obiettivo, ma prima di tutto c’è stato il riconoscimento che ci ha dato la World Federation delle associazioni che lottano per il diritto ad una morte dignitosa. È stato molto importante per noi, perché ci ha dato modo di conoscere le altre associazioni consorelle, che ci hanno dato gli input necessari soprattutto per non sbagliare nella nostra iniziativa.
Qual è stata la nostra iniziativa? Noi partiamo da un punto di vista molto pratico. Personalmente non avverso le teorie: ci vogliono certamente i dibattiti sull’etica, sulla morale, sulla religione, sulla medicina; ma a tutto il direttivo e a tutti i dirigenti della Exit Italia è stato dato innanzi tutto l’impulso di porre il problema sul giuridico. Vorremmo che venisse legalizzato il testamento biologico, e abbiamo presentato recentemente un documento intitolato “Disposizioni in materia di interruzione volontaria della propria sopravvivenza in condizioni fisiche terminali”: consta di sette articoli e richiede al legislatore la soppressione oppure l’integrazione di alcuni articoli preesistenti di legge, che non consentono il trattamento eutanasico.
Noi, e ce ne vantiamo, abbiamo presentato l’unico progetto di legge al riguardo. Non è ancora propriamente un progetto di legge, ma vorremmo che lo diventasse. È comunque l’unico a richiedere esplicitamente l’eutanasia, partendo dal testamento biologico.
Il restamento biologico, è meglio ricordarlo, consiste in quella disposizione di volontà che un individuo lascia in un momento della sua vita e nelle sue piene facoltà di intendere e di volere: vi enuncia alcune disposizioni riguardanti la fine della propria esistenza. È un documento abbastanza complesso, ma il testamento biologico di Exit Italia, a differenza di quello di altre associazioni consorelle della World Federation, per evitare qualsiasi tipo di abuso, richiede le firme di tre testimoni che testimonino la volontà del firmatario del testamento biologico stesso più un fiduciario, che è quello che garantirà l’esecuzione testamentaria di questo individuo qualora non fosse più in grado di intendere e di volere; ovvero sia in un momento critico della sua vita, in una fase terminale, in una malattia irreversibile, clinicamente accertata e senza più possibilità di guarigione.
Ben vengano le cure palliative, non siamo certo contro; ben vengano tutte le terapie del dolore, ma quello che è importante, secondo me, è che venga rispettata la volontà dell’individuo che firma una disposizione, sua, personale, senza alcun vincolo e senza alcuna forzatura. Riteniamo sia importante arrivare a una questione politica, di dibattito, prima ancora delle questioni etico-morali, non fosse altro che questo individuo che lascia una disposizione è un libero cittadino di una nazione libera, il cui ordinamento costituzionale è garante del diritto.
A nostro avviso l’eutanasia rappresenta un diritto di ciascuno di noi, di libera scelta, non una concessione che può fare un Governo, e tanto meno le Chiese. Faccia riflettere questo: noi stiamo rappresentando, in questo momento, la gente. Diceva prima il prof. De Nardis, che se la vita è un dono, del dono io ne faccio quello che voglio. Sono d’accordissimo, anzi accolgo e recepisco questa informazione e la userò in futuro perché fino ad oggi, non avevo mai osato dirlo. In discussione è il fatto che della vita mia dispongo quando e come voglio, e soprattutto non intendo che un’altra persona (medico, parente o amico) influisca sulla mia volontà. E tanto meno che – perché lui è contrario all’eutanasia – continui a produrmi una sofferenza atroce, mi continui a far soffrire: è questo il messaggio che io lancio a tutti i medici.
Sappiamo molto bene noi di Exit Italia che andremo incontro a uno scontro, forse, frontale con la classe medica, però la classe medica deve mettersi in testa che, come è successo per l’Olanda dove prima della legge del ’94 – che prevedeva la non perseguibilità del medico o della persona che aiutava il paziente a trapassare degnamente in serenità ¬– solo il 20%dei medici era favorevole alla eutanasia; ma dopo l’approvazione che depenalizzava, avvenne che l’80% fu favorevole e il 20% contrario. Questo ha un significato notevolissimo, perché significava che in Olanda, evidentemente, esisteva il cosiddetto metodo “io ti sego se non fai quello che ti dico io”, sul piano del lavoro; tant’è che molti medici del comitato etico-scientifico mi hanno pregato di non far venire fuori il loro nome, perché altrimenti…
È un input che si dovrà dare anche per dare più forza alla classe medica favorevole a questo tipo di trattamento. Lo chiamo trattamento, perché sarà appunto un trattamento eutanasico. Sento parlare tantissime volte di staccare la spina, di fare iniezioni letali: ebbene no, vorrei precisare una volta per tutte che la seconda parte del progetto di legge che è in fase di completamento e sarà riportata sul nostro sito web (www.exit.it) dove ci sono tutte le indicazioni, sarà molto semplice. Si tratta di effettuare un trattamento eutanasico soft: la gente vuole morire dolcemente, e allora seguiamo il metodo della nostra federazione, che non consiste nello staccare spine.
In questi giorni si è parlato del caso del sig. Englaro, di Lecco, che è davvero emblematico; so che ne parlerete anche dopo, ma dico sinceramente, fin da ora, che non sono d’accordo con la richiesta di staccare la spina della figlia di Beppe Englaro, perché prima bisogna sempre vedere se questa persona aveva o no dichiarato di essere d’accordo. Il testamento biologico rientra sempre nella disposizione di volontà.
Non bisogna pensare assolutamente a iniezioni letali: ci sarà un metodo soft per una morte soft, è prematuro, non mi dilungo oltre su questo tema, non serve. Serve invece creare un movimento, le acque si sono già agitate, abbiamo visto come si sono agitati i cattolici, che cercano di addurre determinati concetti, ma non sono concreti: sono concetti che lasciano il tempo che trovano, e lo dico non per sminuire la loro teoria, ma perché il fatto che io debba soffrire e continuare a soffrire perché uno ha fede, perché ha la sua morale, perché risponde della sua vita…
La legge che abbiamo proposto non è impositiva, direi che è quasi una legge come quella che può essere quella sul divorzio, sull’aborto, una legge che resta lì, e poi se purtroppo devi utilizzarla, per lo meno ce l’hai a disposizione, e ne beneficerai. Deve riguardare il rispetto della persona, della dignità di vita. Noi abbiamo la cultura della vita, non abbiamo la cultura della morte; vogliamo vivere degnamente e ci dimentichiamo che possiamo morire senza dignità. Dobbiamo concedere ad una persona che ha vissuto degna, meravigliosa, di poter disporre e – soprattutto se lo ha scelto – rispettare la volontà di questa persona, che fa parte di un ordinamento costituzionale democratico, garante del diritto.
L’eutanasia è un diritto, un diritto di libera scelta e non è una concessione che possono fare né governi , né chiese. Per concludere, dico soltanto che sicuramente il cammino sarà lunghissimo, sarà difficile ottenere anche soltanto una depenalizzazione, che a noi potrebbe anche bastare. Depenalizzare e legalizzare il testamento biologico sarebbe già un grosso risultato per il nostro Paese. E sono sicuro che ci arriveremo, perché la nostra società è in pieno sviluppo e gli italiani si sono svegliati da quel torpore in cui si era una volta, forse abituati da remore medioevali e cattoliche antichissime. Ma non voglio passare per anticattolico, non prendetemi per un ateo o roba del genere: voglio solo mettere in evidenza che il testamento biologico, è la carta di autodeterminazione dell’individuo su cui va fondato tutto il discorso sull’eutanasia.
Ringrazio tutti i medici e i teorici, sociologi, filosofi che stano lavorando e operando in questo momento per ottenere qualcosa che possa arrivare se non altro a una conclusione importante per questa nostra iniziativa. La conduciamo da tempo e a tal proposito vorrei anche citare la lettera che il ministro Veronesi ieri ha mandato a un convegno a Milano, alla Facoltà di giurisprudenza, in cui dichiara la sua disponibilità e soprattutto la sua presa di posizione nei confronti dell’eutanasia.
Concludo, ribadendo che su questi temi la Exit Italia, la nostra associazione, in questo momento rappresenta la gente comune, gente che vuole essere libera di poter scegliere.
- Dossier: Eutanasia: vita e morte dignitosa (da Quaderni Radicali 73/74/75 Gennaio-Giugno 2001)






