Quaderni Radicali

 
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Vita e morte governate dalla nostra coscienza

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Quello che segue fa parte degli atti di un Forum dal titolo Eutanasia: vita e morte dignitosa che Quaderni Radicali, in collaborazione con l'associazione "Amici di Quaderni Radicali", ha realizzato il 13 dicembre 2000.  Il prof. Ermanno Genre è docente di Teologia pratica alla facoltà valdese di Teologia.

Quando noi tocchiamo dei problemi come quello dell’eutanasia, penso sia giusto dire come premessa che su un tale tema non esiste una contrapposizione tra credenti e laici. È un problema trasversale: vi sono dei laici che si dichiarano non credenti che la pensano su questo argomento esattamente come la pensa il Magistero cattolico; vi sono nel mondo cattolico, delle persone che la pensano esattamente come dei non credenti.
Credo che bisogna avere il coraggio si sgombrare il terreno da preconcetti, quasi che su un terreno come questo così delicato dell’eutanasia vi fosse una posizione di arretratezza totale e generalizzabile dal punto di vista di chi ha una fede, e invece vi fosse una larga visione per tutti coloro che non hanno un credo religioso.

Non è così. Faccio solo un esempio: prima si parlava della vita come dono e certamente questo è un tema teologico che accomuna non solo cristiani, ma anche ebrei, Islam e probabilmente altre visioni religiose. Vi sono però delle persone che si dichiarano atee e che rivendicano comunque la sacralità della vita, questo è un fatto molto evidente. È importante che non si semplifichi il discorso.

In Olanda, si è realizzato questo ulteriore passo, nella prospettiva di una legislazione che permetta l’eutanasia in determinati casi. La legge va letta integralmente, perché non è che si propone a chiunque e in ogni caso tale possibilità; al contrario, è molto ristretta e molto ben definita.
Se ne parliamo è perché c’è una legge che intende affrontare un problema reale, intende farlo aprendo gli occhi alla realtà, esattamente come diceva il prof. De Nardis, sulla base di indicazioni sociologiche che hanno una loro rilevanza. Non è un caso che sia proprio l’Olanda il primo Paese, membro dell’Unione Europea, a fare questo passo. Al contrario di quanto avviene in Italia, il processo non ha riguardato solo un po’ di parlamentari che dopo se la giocano tra destra e sinistra, e magari bloccano tutto senza giungere a nulla. In Olanda, il discorso è stato molto profondo e ha investito la cultura di quel Paese, perché da molti anni e da molto tempo plurireligiosa, multiculturale, ecc. coinvolgendo veramente tutta la popolazione.

Vi è stata una maturazione che ha coinvolto l’intera popolazione sin dall’inizio degli anni ’70, sono più di 25 anni che si sta discutendo, alla ricerca di un tipo di legislazione che rispetti e abbia a cuore la difesa della coscienza individuale della persona umana. È per questo che a me fa un po’ arrabbiare quando si parla di Olanda, ritraendola come un Paese di pazzi, e si scomunicano le loro ipotesi di legge, prima ancora di conoscerle e di prenderle sul serio.

Questo lavoro legislativo e di lenta evoluzione culturale, che ha coinvolto un’intera nazione, è stato possibile perché parallelamente si sono sviluppate anche le cure palliative in modo generalizzato, cosa che in Italia ancora non esiste. Di cure palliative qui da noi cominciano appena a parlare: altrove si sono sviluppati in modo generalizzato gli hospis, queste case di cura che si sono aperte dapprima in Inghilterra all’inizio di questo secolo, e che in Olanda esistono, come in altri Paesi, da tempo. In Italia ce ne sono 3 o 4, private; una legge dell’anno scorso prevede che le regioni si facciano carico di questo problema, ma quando arriveremo ad avere una cosa del genere?

Il ministro Veronesi, il primo ministro della sanità che abbia un’idea di cosa significhi gestire la sanità in modo laico e non in modo confessionale, mi sembra che si stia muovendo con coraggio e credo che dovrebbe essere incoraggiato a continuare su questa strada. La domanda alla quale occorre trovare una risposta è: che fare, se le cure palliative, se la nuova medicina, non riescono a superare il problema? A fronte della domanda di eutanasia, come reagiamo? Nelle altre nazioni, sono state realizzate delle indagini sociologiche molto precise (penso agli USA, all’Inghilterra e alla stessa Olanda ecc.).

Evidentemente, anche là dove la persona malata è inserita in un contesto di vita globale che rispetta la propria dignità, che permette in questi hospis di poter avere la visita di amici e parenti nell’arco dell’intera giornata, in un contesto di vita pienamente dignitoso, nonostante la domanda di eutanasia sia abbassata, vi è ancora sempre una percentuale di persone inguaribili, di malati che non ce la fanno a continuare a vivere e che chiedono un aiuto a morire. Le statistiche rivelano questa domanda e la legge olandese che deve deconfessionalizzare tutti i problemi e affrontarli in modo generalizzato, per un’intera nazione, cerca di farsi carico di questa questione.

È necessario una strumento legislativo che permetta ai medici di poter aiutare i pazienti che chiedono questo aiuto per morire, senza che vengano perseguiti penalmente: l’eutanasia e il suicidio assistito continuano a costituire un reato in Olanda, ma in determinate circostanze sono depenalizzati. È su questo cammino che si muove la legge olandese: ci sono dei casi particolari che consentono al medico – sotto controllo di commissioni disciplinari ben precise – di venire incontro alla domanda di eutanasia dei pazienti.

Noi che viviamo in Italia, in un contesto culturale cattolico, in cui il Magistero pronuncia una parola e sembra che debba essere così e che non possa essere diversamente, ci dobbiamo interrogare e chiedere se effettivamente debba essere così e non possiamo invece distinguere quello che in fondo in Olanda si distingue dai temi di John Locke, che scrisse proprio in questa terra La lettera sulla tolleranza (1688-89).

In Olanda vi è sempre stato grande rispetto della coscienza e della libertà individuale. Certo si trova anche un po’ lontana dal Vaticano, e per questo è forse un Paese un po’ più autonomo; ricordo che qui è nato, dopo il Vaticano II, un catechismo olandese, subito trafitto dal Vaticano perché diceva delle cose un po’ diverse da quelle che il Magistero intendeva dire.

Noi che siamo qui nel contesto italiano, abbiamo difficoltà a distinguere ciò che è una questione di legislazione, che deve regolare tutta la comunità nelle sue diverse componenti, da ciò che è la posizione della Chiesa, che fa il suo compito, ma che deve essere distinto dal compito istituzionale dello Stato, di un governo che deve produrre una legge valida per tutti i cittadini. Una legge che è fatta proprio per difendere quella piccola parte della popolazione, e ci si augura che sia sempre più piccola, che nonostante tutte le cure, vive ancora tragicamente la sua malattia e chiede di potere terminare la sua vita con un aiuto adeguato.

Ovviamente, si tratta di una legge che non impone nulla a nessuno e credo che questo debba essere il discorso da chiarificare fino in fondo: è una legge che cerca di difendere il diritto a morire con dignità di chi non riesce più a sopportare la propria vita, a causa di sofferenze acute e insopportabili. Se poi uno si pone sul terreno religioso, dell’etica cristiana, andrei oltre quello che è stato detto prima – la vita è un dono –, giacché mi pongo nei confronti della vita e di colui che me l’ha data, del Creatore, in una relazione che lascia a me la gestione di questa piena responsabilità.

Ma, per l’appunto la vita non è un dono, non è mi un orologio che mi hanno regalato e che io posso prendere o buttare ecc. Abbiamo una grossa responsabilità verso questa vita, ne siamo responsabili fino in fondo. Insomma, non si tratta di farne quello che vogliamo, ma si tratta di darle valore autentico e vero. Nel rivendicare ciò, devo anche rivendicare che nessun tipo di Magistero umano, sia religioso o meno, può venire a dire che il buono lo devo interpretare in quel modo, questo è un problema che spetta alla coscienza dell’individuo, sia essa  coscienza religiosa o meno.

L’essere umano ha una propria coscienza insindacabile e in questa coscienza non penso che ci sia nessuna autorità – né religiosa, né di altro tipo – che possa interferire nel valore della propria autodeterminazione sulla propria vita e sulla propria morte. Nel contesto della nostra cultura italiana, dobbiamo lavorare profondamente perché possa crescere questa visione di una cultura laica, che rivendica la sua appartenenza al cristianesimo, ed evitare queste contrapposizioni tra laici da una parte, equiparati a non credenti, e cattolici dall’altra. In Italia, del resto, non ci sono solo cattolici: ci sono anche altre minoranze, ma soprattutto ci sono molti cattolici che non la pensano assolutamente come il Magistero cattolico.
 
 
  • Dossier: Eutanasia: vita e morte dignitosa (da Quaderni Radicali 73/74/75 Gennaio-Giugno 2001)  
 
Comments (1)
commento
1 08 Giugno 2010
nistri giovanni
penso ke la lettura è uno strumento con il quale si può aumentare il valore di ogni individuo,oltre ke alle terapie musicali,io intendo la musica relaxin stile orientale