Nell'agosto del 1991 Quaderni Radicali fece un documento-appello al Parlamento nazionale per l'autonomia della scienza il cui testo ci pare utile proporre:
Una nuova frontiera di testimonianza e di impegno si apre nel presente momento per quanti, uomini di scienza o di lettere, operatori tecnici o comuni cittadini, hanno consapevolezza della necessità che ogni vera democrazia sappia garantire la libertà della ricerca, oggi minacciata da vetusti fondamentalismi, tesi a mortificare la società civile e le sue espressioni istituzionali in questa essenziale decisione.
Il sempre più pesante intervento nella "bioetica" da parte delle autorità ecclesiastiche e di quanti in sede politica, da diverse sponde mirano a sovrapporre assurdi codici etorodiretti all'autonomia della scienza, deve essere denunciato con chiarezza e con forza, in particolare quando lo stesso si finisce per parlare da parte della Chiesa, non tanto alle coscienze dei singoli (che è cosa legittima e coerente con la propria fde), ma agli stati e ai governi.
Trapianti di organi, tecniche di fecondazione, eutanasia: in gioco sono i diritti centrai per la dignità e la personalità del'uomo, anche nella sua espansione nell'ambito familiare; ma in gioco è anche il destino dell'umanità, di fronte a un'esplosione demografica che l'assurda battaglia contro la contraccezione rende, nella sua ingovernabilità, immane tragedia nel sud del mondo.
Decisioni di alto significato non possono essere eluse: questo induce i sottoscritti a rivolgere un vivissimo pressante appello al Parlamento nazionale perché voti un ordine del giorno in cui, nel riconfermare la piena autonomia della scienza, voglia insieme ribadire la propria unica competenza nella definizione delle regole in materia di tecniche applicate all'uomo e riconoscere agli individui il fondamentale diritto di disporre del proprio corpo.
E' da moltissima anni che Quaderni Radicali ha posto il rafforzamento dell'autonomia della scienza come uno degli obiettivi della sua identità: il cammino della scienza in quanto essenziale strumento di emancipazione delle donne e degli uomini.
I "limiti" della scienza stanno tutti nella tutela dei "diritti" della personalità degli individui e dei "diritti" al rispetto della convinzioni morali dei ricercatori.
In una delle sue ultime interviste, propio a Qr, Luigi Gedda, scienziato e uomo impegnato sul fronte politico cattolico in modo molto intenso (si pensi ai "Comitati Civici") ribadì: "...Non è lecito arrestare il cammino della ricerca scientifica, ma è lecito, anzi doveroso, bloccare l'uso illogico o pazzesco delle "scoperte" scientifiche...".
L'autonomia dell'individuo è dunque, o dovrebbe essere, il centro irreversibile di una società democratica. Sullo specifico dell'eutanasia si apre uno scenario fatto di domande e risposte, sulla opposizione tra una libertà che include il suicidio e uno che lo nega.
La filosofia, da Platone ai giorni nostri, ne ha esaminato tutte le implicazioni. Il suicidio può essere condannato solo se è una ribellione ad un Dio provvidente che ha donato la vita all'uomo creato a propria immagine, ma una società democratica non può discriminare chi non crede, o chi non è di fede cristiana, e dunque non può sanzionare come crimine chi lo sceglie. La libetà del singolo sulla propria vita è un diritto primo e inialenabile. Ma di fronte alla sofferenza e alla richiesta consapevole, anche "il suicidio assistito", non può essere tutelato come diritto.
Il malato ostinatamente sottoposto, per lo più i ospedale, a trattamenti invasivi con accanimento terapeutico, conmlo scopo di prolungare, anche di poco, la sopravvivenza; molto spesso disinformato, non posto in condizione di compiere consapevolmente nessuna scelta riguardo alle cure, privato anche della possibilità di esprimere le sue emozioni, e, comunque, trascurato nelle sue esigenze affettive e psicologiche. Ma anche persone, con il diritto ad essere considerato tale fino alla morte, ad essere sollevato dalla sofferenza e dal dolore, anon subire interventi che prolunghino il morire. Persona che può scegliere di morire i pace e con dignità.






