

 Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Può sembrare un ossimoro, una sorta di figura retorica che accosta concetti contrari, ma parlare di "partitocrazia senza partiti" è tutt’altro che un’artificiosa ricerca dell’effetto. Il termine "partitocrazia" è introdotto da Giuseppe Maranini, per la prima volta, circa 60 anni fa nel dibattito politico, e allora nessuno ci fece caso perché le vicende costituzionali, attraverso il governo stabile e prestigioso di De Gasperi, parevano svolgersi nel più regolare dei modi.
Maranini è stato dunque un anticipatore della grande crisi costituzionale che ci tormenta e dell'assoluta necessità di rinnovare i termini del nostro contratto sociale; il neonato regime repubblicano rischiava di essere travolto dalla debolezza delle istituzioni formali rispetto alle istituzioni di fatto (sindacati, partiti).
La struttura della partitocrazia – dicono i Radicali – è stata compresa e combattuta nei decenni di Giustizia e Libertà , dell’azionismo liberale, del Non Mollare, di Risorgimento Liberale e di Italia Socialista, del "Mondo", della Sinistra Liberale e del Partito Radicale… dei Gobetti e dei Rosselli, dei Calogero e Capitini, degli Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, dei Loris Fortuna e degli Umberto Terracini, dei Pannunzio e dei Montanelli.
"Ribadisco – ha scritto Marco Pannella – che gli abituali organizzatori ‘democratici’, struttura parapubblica che ha ‘ereditato’ averi, patrimoni, privilegi e strumenti, forza monopolistica, fino a poco tempo fa, del ‘sociale dopolavoristico’ del Ventennio, ha per più di mezzo secolo impedito il manifestarsi di massa e opinione a favore dei massimi obiettivi di Riforme istituzionali e sociali: quelli della Giustizia e dell’Informazione".
Gli eventi degli ultimi venti anni hanno segnato una paradossale situazione: l’oligarchia dei partiti, apparentemente incrinata, è stata sostituita direttamente dai soggetti finanziari, dalle corporazioni fattesi strutture politiche, che hanno radicato i pericoli immensi che nella società italiana si sono consolidati subendo tale realtà . Oggi le oligarchie restano padrone. Per decodificare l’attuale "partitocrazia senza partiti", con tutti gli effetti ulteriormente devastanti dell’assenza di luoghi di scelta che i partiti avrebbero dovuto costituire, questo fascicolo di «Quaderni Radicali» propone una prima serie di materiali, vecchi e nuovi, che possono fornire una coscienza dello stato delle cose e di organizzare l’obiettivo di un Governo e di una Rivoluzione, "americana", federalista, democratica e liberale di classe…
STATO DELLE COSE
La drammatica situazione delle carceri italiane che hanno a che fare con un sovraffollamento record, pessime condizioni di vita dei detenuti e un numero sempre più allarmante di suicidi - di cui sono vittime anche le guardie penitenziarie - è il tema dell’analisi di Emanuela Mei che apre la rubrica. A seguire, Florence Ursino muove una critica sulla delicata situazione in cui versa oggi il Cinema italiano, impantanato in decenni di sperpero dei fondi statali e nella difficoltà di vendere i propri prodotti all’estero. La sicurezza sul lavoro è invece il tema trattato da Licya Vari che, traendo spunto dalla tragedia del Thyssen-Krupp di Torino, fa il punto sul sistema anti-infortunistico italiano che, contrariamente a quanto i fatti di cronaca lascino pensare, è il più avanzato d’Europa. Chiudono la rubrica tre testi che dedicano attenzione al mondo variegato e sfuggente di internet. Claudio Tamburrino si occupa delle normative adottate o in fase di adozione nei Parlamenti dei vari Paesi, tese a controllare, per quanto possibile, la rete. Di privacy scrive invece Maurizio Martone che partendo dal fenomeno Facebook, spiega come la gestione della riservatezza della vita di ognuno di noi, sia ormai cambiata e, per diversi aspetti, in pericolo. Infine, Francesco Minciotti, analizza il caso Google- Vividown che testimonia come il concetto di libertà in rete sia diversamente interpretabile.
ARABI DEMOCRATI LIBERALIÂ
Cosa vuol dire essere un "musulmano moderato" e, soprattutto, chi risponde a questa descrizione di cui, ultimamente, i mass media abusano? È quanto spiega Anna Mahajar Barducci, presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali che, oltre a trovare la definizione priva di senso e di utilità , al contrario, intende riunire intellettuali che si definiscono democratici e liberali senza fare uso della parola "musulmano" che indica un credo religioso. Sempre Anna Mahjar Barducci ci illustra poi il nuovo programma per l’Associazione, che si inaugurerà a settembre con un nuovo ciclo di attività e di iniziative.
TESSERE DI DOMINO
Come nel domino ognuno risponde alla tessera del compagno di gioco, così in queste pagine le opinioni e gli interventi si susseguono, sviluppando percorsi che si intrecciano fra loro, per seguire itinerari diversi. In questo numero proponiamo i testi di: Maurizio Mottola, Silvio Pergameno, Danilo Di Matteo, Roberto Barducci, Fabio Viglione, Giuseppe Di Leo, Alessandro Frezzato.
LEGGE DELLA DOMANDA
"Chi è economicamente potente teme le istituzioni che sostengono i liberi mercati perché queste trattano tutte le persone allo stesso modo, annullando l’importanza del potere. I mercati poi aggiungono l’ingiuria al danno. Sono una fonte di concorrenza, e costringono i potenti a mettere continuamente alla prova la propria competenza. E dato che si può essere potenti anche solo grazie ai successi del passato o a un’eredità , più che alle proprie abilità attuali, ecco un altro motivo per cui questi temono i mercati. (…) Coloro che stanno al potere - le élites dominanti – non vogliono perderlo. Si sentono minacciati dai liberi mercati, e i più problematici sono quelli finanziari, poiché forniscono risorse ai nuovi arrivati che poi possono rendere competitivi anche altri mercati. Pertanto, quelli da ostacolare sono soprattutto i mercati finanziari". R.G. Rajan – L. Zingales.
Hanno collaborato con Daniele Bertolini alla elaborazione e redazione del testo sullo stato del capitalismo italiano Alessandro Massari e Valerio Federico.
DOCUMENTI
Aldo Capitini, filosofo, politico e antifascista, è stato fra i primi in Italia a cogliere e teorizzare la nonviolenza gandhiana. I motivi ispiratori del suo pensiero sono ben rappresentati in una fitta corrispondenza con Walter Binni, Danilo Dolci e Guido Calogero abilmente sintetizzata da Francesco Pullia nel lavoro proposto in questa rubrica
INTERVENTI
Al centro della rubrica, lo scritto di Alessandra Agapiti sulla lunga e fervida tradizione cinematografica iraniana che, a dispetto di regimi politici che negli ultimi anni hanno tolto libertà di espressione in tutte le sue forme, sta acquistando sempre più consensi e riconoscimenti internazionali. Dai più affermati cineasti quali Abbas Kiarostami, Jafar Panahi e Khosrow Sinai, alle più giovani e innovative Shirin Neshat e Marjane Satrapi fino ad arrivare all’apprezzato Bahman Ghobadi, il cinema iraniano è riuscito con successo a trovare un connubio tra arte visiva e quella poetica propria della cultura orientale. E’ energia, coraggio, voglia di libertÃ
MATERIALI
Apre la rubrica Raffaele Cascone che analizza le recenti ricerche sulla riprogrammazione epigenetica quale area indispensabile e di interesse fondamentale per le scienze umane e le scienze naturali e per la psicoterapia e la medicina. A seguire, un contributo di Flore Murard-Yovanovitch sulla realtà ineludibile dell’immigrazione, in cui si suggerisce la lettura dei cambiamenti culturali in atto, attraverso la teoria elaborata dallo psicoterapeuta Massimo Fagioli riguardo le dinamiche disumanizzanti che si creano nella nostra società .
LETTURE
Gianfranco Spadaccia analizza il breve saggio di Marcel Gauchet in cui il pensatore francese affronta una problematica drammaticamente reale: la crisi latente della democrazia e il rischio di ingovernabilità dei nuovi fenomeni e dei profondi e rapidi cambiamenti sociali che caratterizzano la nostra epoca. Secondo Gauchet, infatti, la democrazia – della cui situazione attuale fa il punto - è insidiata da una nuova crisi che ne sta mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza. Un focus sul grande romanziere russo Fedor Dostoevskij, segna invece l’intervento di Vincenzo Loriga che con "Lettere sulla creatività " disegna un profilo insolitamente intimo dell’autore dei "Demoni".
PER SALE E SCAFFALI
rubrica di libri, cinema, teatro, mostre, tv






