La politica per cambiare
“La nonviolenza è vecchia come le montagne”. Questo diceva Gandhi del principio e del metodo che fu la teoria della sua esistenza. Ma la domanda che si pone oggi è: al di là delle mere espressioni o delle icone pubblicitarie, la nonviolenza è, realisticamente, una credibile prassi di azione nei rapporti tra individui e soprattutto tra Stati, tra questi e gruppi violenti e fondamentalisti, tra chi ha intenzioni e volontà di uccidere e chi non ha alcun desiderio, intenzione o volontà di ammazzare, ferire, distruggere? La nonviolenza è realisticamente credibile nella prospettiva storico-politica del nostro tempo? Il quesito è drammaticamente ineludibile.
Quello dei nonviolenti è un percorso senza prospettive in un contesto mondiale dove i nuovi equilibri si vanno definendo su piattaforme molto lontane dall’agire e dalla filosofia della nonviolenza? Si finisce per operare in un ghetto personale, in un ghetto politico, in un ghetto culturale in Italia, in Europa e nel contesto mondiale. Oppure il metodo nonviolento è l’unico che ha il coraggio di confrontarsi con la realtà, con ciò che accade, di modo da poter lavorare con tutti gli attori sulla scena per risolvere i conflitti?
In questo primo piano sono presenti i contributi di GIUSEPPE RIPPA, GIANFRANCO SPADACCIA, ANGIOLO BANDINELLI, LORENZO STRIK LIEVERS, MARCO PANNELLA, MASSIMO FAGIOLI, SANDRO DIONISIO, CLAUDIA DEL VENTO, ANTONIO TRINCHESE.
Esorcizzare paure infondate e liberare la “spinosa” questione della Ru486 da un “regime amministrativo dell’aborto” e da una pressante strumentalizzazione teologica, sono i punti di partenza de “La pillola dell’ “’obiezione” con cui FLORENCE URSINO apre Lo Stato delle Cose.
A seguire, EMANUELAMEI fa il punto sul cambiamento radicale del concetto di famiglia nella società moderna e, prendendo spunto dalla pubblicazione Amore Civile, spiega quanto urgente sia la necessità di modificare il diritto di famiglia varato del 1975, ormai inadeguato e obsoleto.
Ad affrontare le anomalie e i paradossi del “sistema disinformativo italiano” è GIACOMO DI PAOLA che si chiede se il male del sistema sia davvero Silvio Berlusconi o se egli ne rappresenti solo il sintomo.
LUIGI O. RINTALLO, invece, in “Otto a sei e zero per l’Italia” esamina il “quindicennio berlusconiano” confrontando i sei anni di operato del centrodestra e gli otto del centrosinistra partendo dall’analisi di questi ultimi.
Chiudono la rubrica GIUSEPPE TERRANOVA che fa il punto sulla situazione africana che vive un vero e proprio “impasse” tra enormi ricchezze e mancanza di democrazia, e CLAUDIO TAMBURRINO che dà conto dell’importanza sempre più evidente che Google sta assumendo nel panorama editoriale mondiale.
EMMA BONINO apre la rubrica Interventi facendo il punto della situazione sul processo di adesione della Turchia all’Unione europea, proponendo soluzioni che possano dare nuovo vigore ad una convergenza che negli ultimi tempi è stata progressivamente rallentata dall’azione contrastante da parte dei governi di alcuni Paesi europei e da un più generale e diffuso euroscetticismo. Seguono le considerazioni di SILVIO PERGAMENO che in “Turchia: l’Europa non è così vicina” avanza le motivazioni secondo le quali l’Unione europea potrebbe solo trarre giovamento se la Turchia ne diventasse Paese membro.
Chiudono la sezione ANNA MAHJAR-BARDUCCI, presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali, che tratta il tema del “Multiculturalismo senza integrazione” e ALESSANDRO MASSARI che interviene sulle proposte di politica economica elaborate dai radicali.
WASSYLA TAMZALI – intervistata da Anna Rolli sul tema Islam e democrazia - è una avvocatessa algerina che da trent’anni si occupa del programma dell’Unesco volto a contrastare le violazioni dei diritti delle donne e che svolge un ruolo centrale nella lotta per tali diritti nei paesi islamici. Nel 1999 ha ricevuto il premio “Lifetime Achievement Award” come riconoscimento per i suoi “sforzi instancabili e coraggiosi contro il sistema mondiale di sfruttamento sessuale e di schiavitù delle donne”. Nel 1975 ha pubblicato “En Attendant Omar Guetlato” un saggio sul cinema maghrebino considerato una vera e propria arringa in difesa della libertà di espressione. Ha scritto anche “Une educatiòn algerienne” proposto al pubblico italiano dalla casa editrice Filema con il titolo “Un amore algerino”, un magnifico, difficile e sofferto racconto che nel 2009 ha vinto il premio Mediterraneo per la cultura.
Come nel domino ognuno risponde alla tessera del compagno di gioco, così in queste pagine le opinioni e gli interventi si susseguono, sviluppando percorsi che si intrecciano fra loro, per seguire itinerari diversi. In questo numero, nella sezione dei commenti brevi proponiamo i testi di: Silvio Pergameno, Mauro Mellini, Fabio Viglione, Licya Vari, Giuseppe Di Leo, Emiliano Silvestri, Flore Murard-Yovanovitch, Alessia Carlozzo, Alessandro Frezzato
Apre la rubrica Materiali MAURIZIO MOTTOLA che, parlando del modello toscano di valutazione per i direttori delle strutture sanitarie complesse - i cosiddetti “primari” - analizza le disparità di trattamento di cui sono protagonisti da Nord a Sud.
A seguire, un contributo di CHARLES G. RUSSELL, professore di Comunicazione all’Università di Toledo e, in passato, presidente dell’Istituto di Semantica Generale, presente con l’articolo “Quando le mappe andarono in collisione tra loro”, tradotto da RAFFAELE CASCONE che ne ha curato anche l’introduzione. Russell, traendo spunto da quanto accaduto l’11 settembre 2001, spiega il valore, il significato e l’utilità della semantica per interpretare un evento che non corrispondeva a nulla di quello che si riteneva possibile.
Pier Paolo Pasolini – protagonista del profilo tracciato da Anna Concetta Consarino - penserà il cinema come nuova possibilità per narrare il Vero. Le immagini divengono il mezzo più appropriato a riportare la Realtà senza deformarla. Non hanno bisogno di molte parole e le sceneggiature ne sono il candido esempio, concepite per tracciare una successione di scene molte delle quali accompagnate prevalentemente da musica. I dialoghi spesso si riducono ad un flemmatico scambio di poche battute, mai capaci di innestare la loquacità dei personaggi, questi comunque in grado di comunicare sensazioni e stati d’animo attraverso primi piani disarmanti.
Come scrittore, Pasolini, aveva descritto spesso la Realtà, ora però voleva fare in modo che essa pervenisse senza alcun filtro e, attraverso inquadrature quasi rudimentali e senza false ricostruzioni scenografiche, apparire in tutta la sua complessità. Il cinema pasoliniano è Realtà trasposta in pellicola, che si consuma davanti ai nostri occhi.
Chiudono il fascicolo 104 la rubrica Letture e Per Sale e Scaffali con testi di LUIGI O. RINTALLO, VINCENZO LORIGA, ALESSANDRA AGAPITI, DANILO DI MATTEO, FRANCESCO PELEGGI, LENA STAMATI, FLORENCE URSINO, EMANUELA MEI, ANNA CONCETTA CONSARINO, PAOLO IZZO, ADIL MAURO, GIOVANNI LAURICELLA, MARCELLO MOTTOLA


www.nicolalalli.it...........leggetevi Tramonto di una illusione.........ricostruzione storica del fanomeno Fagioli......un lavoro in tre parti scritto dal Prof. Nicola Lalli che si dagli anni 70 racconta con imparzialità e pulizia i tentativi di questo prodotto degli anni 70 che è stato Fagioli.
Il paese degli smeraldi.............primo libro scritto interamente con le testimonianze dirette e liberamente affluite sul blog del Prof. Antonello Armando da parte di persone che sono inciampate in questa brutta storia di Fagioli.
Un omofobo che ritiene l'omosessualità una grave patologia della mente, anzi, ritiene che gli omosessuali abbiano l'inconscio in decomposizione. Invitare Massimo Fagioli ad un tavolo sulla non violenza è come invitare Adolf Hitler ad un congresso sui campi di sterminio.
e basta !
Io ho dato il mio account email, non ho problemi che si possa risalire a me - e ti assicuro che io ad esempio non scriverei mai rinquorarti con la q :-)
bleah:)
Ma queste mie spiegazioni sono troppo semplicistiche. Non di ingenuità si tratta, Emma non è ingenua. Sa bene che in campagna elettorale ci si tura un pò il naso. E neanche di sincero desiderio di dialogare con una teoria o una esperienza di cura (non esistono nè l'una nè l'altra, come sanno ormai tutti, tranne i poveri "fagiolini" rintronati da decenni di chiacchiere). Forse il peccato di Emma questa volta è un altro: il suo disprezzo intimo (ne siamo certi) verso il vecchio stalinista riciclato è talmente "radicale" da portarla ad una eccessiva sottovalutazione dei rischi.
E' quindi un peccato di orgoglio. E' sicura Emma che queste poche centinaia di voti non costino nulla ? I "fagiolini" sono un conto (e quelli votano oggi Bonino, domani Di Pietro senza tanti problemi). Ma attorno a questa vicenda sono (siamo) passati in tanti. Tanto si è detto e scritto, in oltre 30 anni.. Se Fagioli non può più essere preso sul serio da nessun esponente politico, dovrebbe invece essere preso un pò più sul serio un episodio di arretratezza culturale e malcostume professionale che ha coinvolto a Roma e non solo molte migliaia di persone (almeno dieci o venti volte di più di quelle poche centinaia di voti che Emma si appresta ad incassare) e che negli anni hanno preso le distanze disgustate dal "guru" e dai suoi metodi. Molti di loro, in termini di credibilità culturale ed etica, in occasione delle prossime elezioni potrebbero finire con il valutare più saggia la prudente distanza della candidata Polverini ...
che ben introduce l'argomento
"E’incredibile questo ultimo tentativo di emergere agganciandosi, questa volta , ai radicali. E’ non credibile per varie ragioni, ultima delle quali quella che pochissimo tempo fa portava le sue truppe dappertutto ad applaudire il Bertinotti, allora presidente della Camera, poi decaduto, adesso abbiamo la Bonino che nulla ha a che spartire con il Berti ma potrebbe diventare presidente di qualcosa a breve. E’ assolutamente fuori dal mondo questa ossessione di volersi accreditare comunque presso il mondo della sinistra da parte di un Uomo che di sinistra non è e non è mai stato: basta guardare la maniera assolutamente monarchica e familiarista con cui gestisce da sempre la sua organizzazione. Non solo Egli non è di sinistra quindi ma non è stato mai neanche democratico e non badate bene, come sarebbe ovvio, durante la “cura”, ma mai neanche durante le uscite pubbliche, politiche per l’appunto. E certo che alla fine uno si allontana, come si fa a non accorgersi di tutto questo, come si può giustificare il metodo , al di là del merito che rimane tutto da discutere, di tali pratiche?"
Mi piacerebbe però che chi ci sarà capisse meglio cosa c'è dietro, che personaggio è Fagioli e come si può coniugare ad esempio la sua omofobia con il partito radicale e le persone che ne fanno parte.
Nell'interesse sia dei radicali che di Fagioli per loro fortuna non hanno mai sentito parlare, sia dei seguaci di Fagioli per i quali non sarà mai troppo tardi ritornare in se stessi.
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9458&Itemid=77
Incontro con Massimo Fagioli e Marco Pannella
Sabato 16 gennaio 2010 Ore 10.30
Teatro Eliseo Via Nazionale - Roma
Il potere della nonviolenza - La politica per cambiare
Moderano
Ilaria Bonaccorsi (direttore editoriale Left)
Matteo Fago (L'Asino d'Oro edizioni)
Giuseppe Rippa (direttore Quaderni Radicali)
http://www.nicolalalli.it/pdf/fagioli.pdf
http://www.nicolalalli.it/pdf/fagioli2.pdf
http://www.nicolalalli.it/pdf/fagioli2bis.pdf
Raccomando caldamente questa lettura a chiunque voglia conoscere Fagioli, senza pregiudizi.
Si tratta di un testo relativamente breve (38+59+68 pagine con poco testo), di analisi del fenomento Fagioli da un punto di vista molto competente e anche, nonostante il suo forte coinvolgimento, obiettivo.